sabato, 26.09.09
Napoli, addio al «made in China»
il 53% sceglie solo prodotti rigorosamente italiani
NAPOLI - Se qualcuno pensava che Napoli fosse la capitale dei mercatini, del commercio ambulante e del «made in China» si sbagliava di grosso. Secondo un’indagine condotta da «I cittadini e la moda» della Camera di commercio di Monza e Brianza che ha intervistato 600 cittadini di Milano, Roma, Napoli e Monza.
Il 43,4% degli italiani, non compra in nessun caso un capo di abbigliamento se si accorge che è di provenienza cinese. Proprio a Napoli la percentuale maggiore dell'etichetta «made in Italy» con il 53,6% che si dirige sui marchi nazionali. Persino i romani disdegnano di meno i prodotti cinesi: il 42,7% compra ugualmente il capo. A Napoli e' maggiore pure l' attenzione ai capi degli altri per vedere se sono griffati con il picco che arriva al 40,4% contro il 32,7% della media italiana.
In aumento, invece, il numero degli ambulanti della moda: le imprese attive nel commercio di prodotti tessili, abbigliamento, calzature e pelletterie in Italia sono oltre 40 mila.
mercoledì, 22.04.09
Iran, esecuzione rinviata per Delara
Secondo la legge la famiglia della vittima può perdonare il condannato accettando del denaro e salvandogli la vita
TEHERAN - È stata temporaneamente rinviata l’impiccagione, inizialmente prevista per lunedì, di Delara Darabi, la pittrice iraniana condannata a morte per un omicidio che avrebbe commesso a 17 anni del quale si dichiara innocente. Lo ha dichiarato domenica mattina il capo della magistratura di Teheran, l'ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, spiegando che la sospensione «per un breve periodo di tempo» mira a dare modo alla famiglia della vittima dell’omicidio di riflettere sulla richiesta di perdono avanzata dai genitori di Delara. La notizia è riportata dal quotidiano iraniano Etemad.
PERDONO NEGATO - Shahrudi non ha però annullato l’esecuzione, come richiesto dalle associazioni dei diritti umani e dagli attivisti iraniani, che sottolineano che la condanna a morte di una minorenne viola la legge internazionale. La legge iraniana è basata su una interpretazione della Sharia. Un condannato a morte per omicidio può avere salva la vita solo se i familiari della sua vittima concedono il perdono. Di solito ciò avviene in cambio di un risarcimento in denaro (dieh). La vittima dell’omicidio per cui Delara è stata condannata è una cugina 58enne di suo padre, di nome Mahin. Mahin ha avuto cinque figli. Secondo fonti vicine alla famiglia, la figlia maggiore di Mahin, Hayedeh Amir-Eftekhari, rifiuta di concedere il perdono. Essendo entrambe le famiglie benestanti, non si tratta di una questione di soldi, ma di principio. Hayedeh ha dichiarato ai genitori di Delara di non volere del denaro in cambio, ma che la ragazza si dichiari colpevole e rinunci al suo avvocato. I legali della pittrice si oppongono, perché temono che a quel punto verrebbe di sicuro impiccata.
INCONGRUENZE - Delara Darabi è stata riconosciuta colpevole di avere ucciso la cugina del padre nel 2003, con l'aiuto del suo ragazzo, a scopo di rapina. Il fidanzato Amir Hossein, che allora aveva 19 anni, è stato condannato a 10 anni di reclusione per complicità nell’omicidio. Lei alla pena capitale. Inizialmente infatti Delara si era dichiarata colpevole, ma poi ha ritrattato, spiegando che Amir Hossein le aveva chiesto di confessare, dicendole che essendo minorenne non avrebbe rischiato la pena capitale. L’avvocato Abdolsamad Khorramshahi ha tentato di difenderla sulla base dell’autopsia, che dimostrerebbe che l’assassino era destrorso, mentre Delara è mancina. Le associazioni per i diritti umani e gli attivisti iraniani coinvolti nella vicenda dicono che questo risultato positivo, seppure provvisorio, è stato raggiunto anche grazie alle petizioni inviate alle autorità di Teheran da SaveDelara.com e da Amnesty International.
ALEMANNO - Quest’ultima è stata firmata anche dal sindaco di Roma Gianni Alemanno. «La notizia della dichiarazione di Alemanno su Delara è stata diffusa dalle tv persiane ed è stata ricevuta in modo positivo dai difensori dei diritti umani in Iran - dice da Oslo Mahmood Amiry-Moghaddam, portavoce della rete di attivisti Iran Human Rights -. Speriamo che l’esempio di Alemanno sia seguito da altri politici italiani ed europei». Secondo Iran Human Rights, l'enfasi dei politici dovrebbe restare sulla violazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia da parte dell'Iran, per evitare che altri minorenni vengano condannati a morte come lei. «Sfortunatamente, fino a questo momento non ci sono state dichiarazioni ufficiali da parte dei governi europei» dichiara Amiry-Moghaddam.
mercoledì, 15.04.09
Come potrebbe essere Denise a 8 anni (sopra)
www.cerchiamodenise.it

Denise Pipitone
venerdì, 03.04.09
Esperanza Missing Children
Quest'anno, ESPERANZASSOCIATION Diffusion internazionale dei bambini scomparsi organizza quest'evento al" Saintes Marie de la mer/Camargue(al sud della Francia).
(vedere evento sul nostro profilo facebook: esperanza missing children).
http://www.facebook.com/group.php?gid=146412160499&ref=mf
Un omaggio sarà dato alla nostra piccola gitana mari Luz cortes, ragazza del pastore Juan José Cortes,
scomparsa in gennaio 2008 (assassinata da un pedofilo recidivo) vedere la storia sul blog relè famiglia
http://missing-mari-luz-cortes.skyrock.com
Venite numerosi. Grazie a tutti!
http://ESPERANZASSOCIATION.skyrock.com
Diffusione internazionale dei bambini scomparsi
Contatto esperanzassociation@hotmail.com
domenica, 23.11.08
Andò in vacanza e lasciò morire il gatto: condannato a 3 mesi

Tre mesi di reclusione per uccisione di animali ai sensi dell’articolo 544 bis del Codice penale: questa la condanna inflitta dal Tribunale penale di Roma a un uomo ritenuto colpevole di aver abbandonato il suo gatto chiuso nell’appartamento con il caldo torrido di agosto, senza cibo nè acqua, lasciandolo morire. Lo riferisce la Lega antivivisezione, ricordando che la vicenda risale all’estate del 2005. Il Giudice Ramazzi - si legge in una nota - ha condannato l’uomo anche a risarcire i danni in favore della Lav, costituitasi parte civile, assistita dall’avvocato Luigi Viglione, e a pagare le spese legali.
I vicini di casa, accortisi della presenza del felino per i continui miagolii, rintracciarono il proprietario chiedendo spiegazioni. L’uomo, che inizialmente aveva comunicato il suo ritorno il giorno stesso, successivamente dichiarò di essere in vacanza e di non voler rientrare per occuparsi del gatto. Quando finalmente le Forze dell’Ordine entrarono nell’appartamento, una piccola mansarda arroventata dal sole, il gatto era disteso sul pavimento ancora agonizzante, estremamente sofferente, disidratato e dimagrito. Nonostante le cure veterinarie prestate, il gatto morì la notte stessa a causa della estrema disidratazione.
«Gli animali domestici che abitano le nostre case necessitano di assistenza, acqua e cibo, spazi adeguati e affetto sincero come ogni essere vivente: la loro vita dipende da coloro che decidono di ospitarli in casa e questa scelta è un’assunzione di responsabilità, ogni giorno dell’anno: una considerazione che può sembrare ovvia, ma i frequenti casi di abbandono di animali, in casa, nell’automobile o per strada, dimostrano che il rispetto dei diritti degli animali non è ancora patrimonio di tutti - dichiara Gianluca Felicetti, presidente della Lav - Questa condanna è importante, ottenuta grazie alla riforma del Codice penale introdotta nel 2004 dalla legge 189 in materia di maltrattamenti e uccisione di animali, e ci auguriamo possa scoraggiare comportamenti tanto superficiali ma colpevoli da arrecare danno alla vita altrui
Il giudice: «Via i crocefissi dalle aule»

Il giudice di Valladolid ordina la rimozione del simbolo religioso da un istituto pubblico
MADRID - Da tutte le aule e da tutti gli spazi comuni della scuola pubblica Macias Picavea di Valladolid dovranno essere rimossi i crocefissi: lo ha stabilito il giudice del tribunale della città nel nord della Spagna, Alejandro Valentin, accogliendo così la richiesta avanzata nel 2005 dal genitore di un alunno e da una associazione locale per la difesa della scuola laica, secondo i quali, come recita la Costituzione spagnola, va garantito «la libertà di religione e di culto» e assicurato il carattere «laico e neutrale» dello stato spagnolo sui temi religiosi.
LA MOTIVAZIONE - Il giudice ha motivato la decisione, la prima del genere in Spagna, sostenendo che «la presenza di simboli dove ci sono minori in piena fase di formazione potrebbe provocare in loro la sensazione che lo Stato è più vicino» alla religione cattolica rispetto ad altre confessioni. La decisione è la prima del genere nella storia della Spagna. Una questione simile fu affrontata a Jaen, in Andalusia nel 2006, ma il quel caso il governo regionale aveva preceduto il possibile intervento della giustizia facendo rimuovere di sua iniziativa i crocefissi da una scuola.
CONTRARIO IL CONSIGLIO D'ISTITUTO - Trent'anni dopo la fine della dittatura franchista, che elevò il cattolicesimo al rango di religione di stato, un giudice dà dunque ragione a un'associazione in difesa della laicità, malgrado la posizione contraria del consiglio scolastico. I crocefissi erano presenti nella scuola Macias Picavea di Valladolid dal 1930, e più volte il consiglio di istituto si era espresso contro la loro rimozione, dopo le prime richieste pervenute già nel 2005. In Spagna la costituzione del 1978 assicura il carattere anticonfessionale dello Stato e delle sue istituzioni, ma tutti i nuovi capi di governo giurano fedeltà alla costituzione stessa davanti a un crocifisso.
domenica, 26.10.08
Operazione anti-pedopornografia:98 indagati in 37 province italiane

UDINE - Maxi operazione della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Udine contro la pedopornografia in Rete: 98 le perquisizioni eseguite nei confronti di altrettanti indagati, in 37 province italiane. L'operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trieste e dal Centro Nazionale per il Contrasto della Pedofilia online presso il Servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha permesso di scoprire un sito dal quale era possibile scaricare video pedopornografici a pagamento. Gli indagati risultano di età compresa tra i 26 e i 59 anni. Le attività di analisi tecnica dell'ingente materiale sequestrato permetteranno di ricostruire il volume di affari celato dietro le tracce informatiche incriminate.
«GLI INDAGATI RISPECCHIANO TUTTE LE CATEGORIE SOCIALI» - Novantotto le persone indagate, fra le quali un segretario comunale e alcuni operatori di culto cattolico e musulmano, due arrestate in provincia di Trento e una quantità enorme di materiale sequestrato: sono i dettagli dell'operazione «IWest». Gli indagati sono di età compresa tra i 26 e 59 anni «e rispecchiano - ha detto Romeo Tuliozzi, responsabile della Polposta di Udine - un po' tutte le categorie sociali: dai professionisti agli studenti, dagli operai agli impiegati fino agli operatori di culto, sia cattolici sia musulmani».
ITALIA-USA-BIELORUSSIA - Nell'operazione - cominciata agli inizi del 2007 - sono stati sequestrati 118 personal computer, 168 hard disk, 3.634 cd, 678 dvd, 579 videocassette e 49 pendriver. L'indagine è partita «monitorando» un sito Internet, per accedere al quale si doveva pagare 98 dollari, che pubblicizzava solamente materiale pedopornografico. Si è così potuto appurare che il server era negli Stati Uniti, mentre la società che gestiva il traffico era di Mink (Bielorussia). Contatti con il Dipartimento dell'Immigrazione Usa e con il Dipartimento per i crimini informatici di Minsk hanno permesso di debellare la banda. Nella capitale bielorussa, in particolare, sono stati sequestrati quattro milioni di dollari provento degli acquisti on-line di materiale pedopornografico.
martedì, 21.10.08
Firma per Roberto Saviano



Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro - "Gomorra" - tradotto e letto in tutto il mondo. E' minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese. Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, "Repubblica", e di tacere.
Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. E' un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.
Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.
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